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Andrea Luchesi.it si propone come luogo di incontro per chiunque voglia conoscere e approfondire gli aspetti storiografici e musicali legati alla vita del celebre compositore.  

Dopo tanti anni di ricerche lungo la strada indicata da mio padre Giorgio, scomparso nel 2010, desidero divulgare le informazioni raccolte, nella speranza di contribuire a tenere vivo l’interesse per questo musicista, apprezzato in passato e, oggi, da coloro che si sono misurati con le sue composizioni in concerti e incisioni. Credo, infatti, che, maggiore sarà l’interesse generale, maggiori saranno le nuove informazioni documentali a disposizione della ricerca, per poter meglio comprendere l’importanza di Luchesi e della scuola italiana nella storia della musica del secondo settecento. Il ritratto di Andrea Luchesi (scomparso?), richiesto verosimilmente dal famoso Padre Martini nel 1776, per il tramite del tenore Luigi Righetti, assieme a quelli di Antonio Salieri e Pasquale Anfossi, sembrerebbe da solo in grado di indirizzare la ricerca alla comprensione del vero valore di un musicista che, frettolosamente, La musica italiana nel Settecento di Roberto Zanetti (1978), classificava nella categoria dei «minimi». I grandi Pasquale Anfossi e Antonio Salieri, e lo sconosciuto “minimo” Andrea Luchesi, assieme a Gaetano Mattioli, celebre violinista presente a Bonn dalla fine del 1771 al 1785, erano per padre Martini degni di figurare nella galleria dei più importanti musicisti della storia, collezionati dal francescano nel corso della sua vita (qualche mese prima delle notizie inviate da Righetti sui tre ritratti, J. C. Bach, a Londra, lusingato, ringraziava padre Martini per la richiesta del proprio). Nonostante ciò, le notizie sulla vita e la musica di Andrea Luchesi si sono lentamente fatte sempre più rare. Se rimangono discrete testimonianze sul periodo veneziano (1756-71, soprattutto grazie ai Notatori Gradenigo, oggi presso la biblioteca del Museo Correr – I-VEmc – ma anche alle lettere inviate al conte Giordano Riccati, oggi alla biblioteca Comunale Joppi di Udine – I-UDcj), e sul primo triennio bonnense (1772-74, lettere, libretti, manoscritti musicali, per la più parte custoditi presso la Biblioteca Estense Universitaria di Modena – I-MOeu), dalla nomina a maestro di cappella della corte di Bonn (1777), i documenti si riducono drasticamente. Il suo nome non appare mai tra i compositori di musica strumentale elencati nei due inventari collegati alla cappella, il regesto notarile Neefe/Fries del maggio 1784 (l’eredità musicale del defunto principe Massimilano Federico di Königsegg Rothenfels, pubblicato da A. Sanderger nel 1924), e il catalogo conosciuto come Cat. 53.I (inventario della musica strumentale presente presso la cappella tra il 1785 e il 1794, giunto nel 19° secolo a Modena – I-MOeu, Cat. 53.I). Tra i beni elencati nel regesto notarile non figurano né una copia dell’Op. I – sei sonate per il cembalo con l’accompagnamento di un violino, espressamente dedicate all’Elettore Massimilano Federico di Königsegg Rothenfels – né dell’Op. II – tre sinfonie – né copia dei due concerti per cembalo o del trio, composizioni tutte stampate a Bonn dall’editore di corte F. Rommerskirchen nel 1772-73, o annunciate sul catalogo Breitkopf del 1773. A nome di Luchesi non figurano nemmeno le 6 sinfonie intestate, benché abbiano avuto una concreta diffusione e, probabilmente, le copie inviate ai principi Thurn und Taxis di Regensburg abbiano origine bonnense.

Poche notizie, ma di capitale importanza, rimangono collegate all’anno trascorso a Venezia (1783-84). Luchesi compone per la festa dell’Ascensione l’opera  Ademira (1784 – libretto di Ferdinando Moretti), andata in scena al teatro di San Benedetto, il 2 maggio 1784, in occasione della visita ufficiale di re Gustavo III di Svezia. Sono poi da ascrivere all’ultimo periodo  veneziano il Confitebor Angelorum, oggi all’Archivio del Seminario Patriarcale (I-VEasp b.XIX n° 4), e, probabilmente, un Miserere in re minore e una sinfonia in re maggiore intestati (la sinfonia sembra essere attribuita anche a I. Pleyel – Ben P 124), oggi presenti in un archivio veneziano non identificato. Al medesimo periodo potrebbe risalire, come scoperto ultimamente da E. Ciprietti, la cantata giocosa musicale Il ritorno (I-Rbnc,  35. 7.C.2.15), su libretto di G. Dolfin, rappresentata all’accademia filarmonica sita in Cassellaria di San Giuliano, a Venezia, in data imprecisata. Nel 1785, appena rientrato a Bonn, Luchesi comporrà anche la cantata per l’elezione alla carica di Arcivescovo del principato, di Massimilano Francesco d’Asburgo, fratello dell’imperatore d’Austria.

Nel 1796 Hinrichs & Lehmann a Lipsia stampano la Sonata Facile in do magg. per cembalo o fortepiano con l’accompagnamento di un violino; in seguito, sulla musica e sulla vita di Andrea Luchesi piomba il silenzio, fino al decesso (1801). 

 

Nondimeno, il ricordo dell’ultimo maestro di cappella della corte Elettorale di Bonn rimaneva ancora vivo nel primo ottocento.

Nel 1806, Gianantonio Moschini dava alle stampe Della letteratura veneziana del secolo XVIII secolo fino a’ nostri giorni, ricordando come il nobiluomo Iseppo Morosini «[…] ebbe il merito d’aver protetto e assistito il celebre Luchesi della Motta, che fu poi maestro di musica alla corte dell’Elettore di Colonia dove si maritò riccamente e ove godette di ogni favore». 

Nel 1812 la Biographie étrangère, ou galérie universelle, historique, civile, militaire, politique et littéraire; contenant les portraits politiques de plus de trois mille personnages célèbres, étrangers à la France … Par une société de gens de lettres, lo includeva tra le persone celebri, straniere alla Francia. 

Nel 1837 Gustav Shilling, nel Encyclopädie der gesammten musikalischen Wissenschaften,  esprimeva un primo giudizio negativo sulla musica sacra di Luchesi, legittimando l’oblio in cui sarebbe caduta e, probabilmente,  ponendo le basi per il disinteresse della ricerca alla vicenda umana e musicale del compositore.

«[…] e poi ancora molte altre messe, antifone, mottetti e simili per la cappella di Bonn. E per la musica da camera infine appaiono numerose sinfonie, una mezza dozzina di sonate per pianoforte con accompagnamento di violino, concerti per pianoforte, trii e simili. Come virtuoso s’è segnalato particolarmente all’organo in modo cospicuo e la tradizione al riguardo dice anche che doveva ringraziare principalmente questo suo talento per l’eminente reputazione di cui godette una volta in Italia. Le sue composizioni sono tutte in stile agile e piacevole, ma la sua composizione è più pulita di quella della maggior parte dei suoi compatrioti; soltanto nei suoi lavori sacri questo modo di scrivere dovette esercitare un influsso pregiudizievole perché mette in secondo piano la necessaria dignità, gioiosità e sublimità dello stile. Per questo troviamo poi anche abbastanza giusto che tutti i suoi lavori appartenenti a questo genere, con la sua morte, siano caduti nell’oblio».

Tracce della sua esistenza rimanevano comunque, data l’impossibilità di cancellarlo totalmente dalla vita del suo allievo, Ludwig van Beethoven. Nel 1858, un articolo apparso su The Atlantic monthly ricostruiva così la formazione del musicista tedesco, lodando quell’orchestra della cappella che era stata, dalla fine del 1771, ininterrottamente diretta da Andrea Luchesi, l’ultimo Kapellmeister della corte di Bonn.

«Nel 1790, un’aggiunta venne fatta all’orchestra più importante nella sua influenza sui progressi artistici di Beethoven […]. L’Elettore faceva frequenti visite alle altre città della diocesi spesso portando con sé una parte dell’orchestra della cappella. Nel ritorno quell’estate da Münster, egli portò con sé i due virtuosi […] Andreas Romberg, violinista e riconosciuto celebre compositore, e suo cugino Bernard, miglior violoncellista del suo tempo. […] Alcune indicazioni merita l’orchestra Elettorale, quella scuola nella quale Beethoven ebbe i fondamenti del suo prodigioso sapere sugli effetti strumentali e orchestrali […] Il Kapellmeister nel 1792 era Andrea Luchesi, nativo di Motta nel territorio Veneziano, un fertile e compiuto compositore in molti stili. Il Konzertmeister era Joseph Reicha, un virtuoso di violoncello, un fine direttore e non meno valido compositore. I violini erano 16 e tra essi Franz Ries, Neefe, Anton Reicha – in seguito celebre direttore del conservatorio di Parigi – e Andreas Romberg; quattro viole, tra cui Ludwig van Beethoven; tre violoncellisti tra cui Bernard Romberg; tre contrabbassisti. Tre erano anche gli oboe, due i flauti – uno suonato da Anton Reicha – due clarinetti, due corni – uno suonato da Simrock, famoso cornista e fondatore dell’omonima casa editrice ancora esistente in Bonn – tre fagotti, quattro trombe e i consueti timpani. Quattordici dei quarantatre musicisti erano virtuosi nei loro strumenti e mezza dozzina di essi era apprezzata come compositore. Quattro anni, nell’ipotesi più riduttiva, di servizio in un’orchestra del genere possono ben essere considerati la miglior scuola di tutte quelle che Beethoven possa aver frequentato».

Nel 1937 Theodor Anton Hensler dava alle stampe A. L., der letzte Bonner Hofkapellmeister zur Zeit des jungen Beethoven, in Bonner Geschichtsblätter; le ricerche di Hensler, che sembrano lecitamente essere state avallate dal Reich, furono all’origine del concerto eseguito il 4 maggio 1938 alla Beethovenalle, nato dalla collaborazione tra la Stadisches Orchester di Bonn e la Verein Alt-Bonn. Nel programma si menzionava espressamente come «per particolare desiderio della patria del compositore nell’Italia Settentrionale, il concerto sarà trasmesso in Italia dalla Rundfunk». In data 6 maggio, Theodor Lohmer, corrispondente del General Anzeiger, scriveva:

«10a manifestazione della serie “La Bonn dei principi” […] [Henseler] ricapitolò per sommi capi […] l’attività di Luchesi a Bonn e l’influsso che, attraverso l’esempio e i lavori, nell’opera, nel concerto e nella chiesa, ha avuto sullo sviluppo artistico del giovane Beethoven, che per lunghi anni fu alle sue dipendenze in orchestra. Henseler lo definisce come il più importante esponente della musica della corte del Principe di Bonn ed il programma in ciò gli dà ragione, poiché Luchesi si dimostra qui compositore molto versatile, in grado di provvedere con proprietà alla soddisfazione delle necessità della corte del principe per la musica profana e sacra usata. A ragione Henseler richiama l’attenzione sull’immensa ampiezza della strada che Beethoven ha percorso per giungere da un’arte essenzialmente graziosa ai suoi capolavori pieni di contenuto ideale. Luchesi scriveva appunto nello stile del suo tempo, permeato dello spirito del rococò. Lo fece con eleganza ed il senso del bello che allora, partendo dall’Italia, dominò il mondo e non rimase senza effetto anche sul primo sviluppo di Mozart. Certamente anche qui, come in Beethoven, indicava soltanto la direzione della strada per gli allora appena intravisti apici dell’arte. Nondimeno, per noi quest’arte non è ancora totalmente superata tanto da non poter fornire ad un pubblico, disposto ad accoglierla, l’opportunità di trarre diletto dalla delicatezza e serenità di questo regalo di tempi pacifici. Qui udimmo, proprio agli inizi […] una sinfonia in tre tempi in G con esuberanti e stringate parti esterne ed un Andante pieno di melodia, nel quale sono degni di nota i secondi violini che conducono il discorso principale. Una sonata per cembalo, violino e basso continuo […] guarda con occhio amico all’allora preferito stile della musica da camera di corte. Non minor attenzione si meritò l’ouverture dell’opera Le donne sempre donne [1767], un lavoro nella nota forma italiana con la parte centrale lenta che si ispira anche all’ouverture di Mozart de Il Ratto del serraglio [1782]. Della stessa opera, due arie per soprano e due per tenore […] dimostrano la convincente arte della caratterizzazione e la padronanza di espressione dell’italiano. [I cantanti] diedero valore anche ai passaggi solistici in due inni sacri ed un Te Deum. Luchesi si dimostra qui maestro di lavori pieni di armonia, melodia e dinamicità di coro ed orchestra uniti […]»

Nel 1983 Claudia Valder Knechtges dava alle stampe Die Kirchenmusik A. Luchesis (1741-1801): Studien zu Leben und Werk des letztes kurkölnischen Hofkapellmeisters. A questo primo lavoro, che si muoveva lungo la strada aperta da Henseler, seguivano Die weltlichen Werke A. Luchesis (1741-1801), in Bonner Geschichtsblätter, XXXVI (1984) e A. Luchesi: Verzeichnis der Instrumentalwerke, in Mitteilungen der Arbeitsgemeinschaft für rheinische Musikgeschichte, LXXVI (1989). L’interesse su Luchesi s’è però risvegliato il decennio successivo, nel 1994, quando uscì Andrea Luchesi. L’ora della verità, Grafiche Vianello, Ponzano Veneto. Per la prima volta Andrea Luchesi era accostato ai grandi esponenti della Wiener Klassik in modo estremamente critico e prendevano forma alcune tesi che lo indicavano come il vero compositore di lavori di J. Haydn e W. A. Mozart. Allo scalpore e alla discreta attenzione rivolta alla musica di Luchesi, incisa e eseguita in diversi concerti, è seguito un periodo di decantazione che sembra oggi aver provocato un duplice effetto. Da un lato il nome di Luchesi è stato perlomeno strappato all’oblio, dall’altro sono aumentati coloro che, in ogni modo, cercano di allontanare ricercatori e musicisti dalla comprensione reale della sua vicenda (la voce it.wikipedia dedicata ad Andrea Luchesi non riporta nella bibliografia la monografia di G. Taboga, Andrea Luchesi. L’ora della verità, Grafiche Vianello, Ponzano Veneto, 1994, espunta anche dalla pagina inglese, ma ancora presente in quella francese).

A distanza di anni non sembrano minimamente scalfite alcune ricostruzioni riduttive della sua biografia.  

La sua chiamata a Bonn, confermata da Pietro Gradenigo e dallo stesso Luchesi, nella dedica al principe Elettore, presente nella copia a stampa dell’Op.1, è stata motivata dal desiderio di cercare fortuna nei paesi tedeschi a capo di una insostenibile “compagnia itinerante” che, da Venezia, sarebbe giunta, senza alcuna rappresentazione, direttamente a Bonn (T. A. Henseler – Grove’s 5™, estensore A. Löwemberg – Grove’s 6™, estensore S. Hansell – Grove’s 7™, estensore C. Valder Knechtges).

La sua nomina a Consigliere del Principe (Massimiliano Federico di Königsegg Rothenfels – 1774), e quella a Consigliere titolare (Massimiliano Francesco d’Asburgo – 1787), nonché quella a Intendente di Gaetano Mattioli, collaboratore di Andrea Luchesi dalla fine del 1771 al 1785, sono state spesso lette come un ridimensionamento del suo ruolo musicale o un de-mansionamento. Tra queste merita di essere purtroppo citato H. Hansell – Grove’s 6«Nell’ottobre 1774, Lucchesi fu nominato Consigliere del principe Elettore, carica che si rivelò comunque meno importante di quella di direttore musicale che Mattioli assunse il 24 aprile 1777. […] L’anno dopo [1785] non riuscì a succedere a Mattioli alla direzione dell’orchestra di corte, posizione ancora superiore alla sua anche dopo che era stato nominato Consigliere titolare” nel 1787. Il prestigio di Lucchesi a Bonn era stato gradualmente eroso; il suo apice era stato raggiunto a metà degli anni Settanta».

Andrea Luchesi sembra invece aver continuato a reggere le sorti della cappella per oltre un ventennio, evolvendosi artisticamente assieme a tutto l’ambiente musicale di cui è stato il principale motore. Il Miserere ritrovato a Venezia sembra in grado, da solo, di dimostrare l’altissimo livello raggiunto dalla sua produzione musicale, cui mancano ancora i lavori risalenti agli ultimi quindici anni.

In questo sito esporrò le tesi che lo studio delle fonti, soprattutto codicologico, mi ha portato a formulare, accettando qualunque contributo e critica siano espresse in modo costruttivo. Auspico infatti un confronto con chiunque voglia addentrarsi serenamente su tutto ciò che riguarda Andrea Luchesi e il suo tempo, anche qualora detto confronto non porti a una posizione condivisa, comunque rispettabile. 

Riferimenti e Bibliografia:

  • RISM on line;
  • Catalogo delle opere musicali teoriche e pratiche di autori vissuti sino ai primi decenni del secolo XIX, esistenti negli archivi pubblici e privati d’Italia, Città di Modena, Biblioteca Estense Universitaria di Modena (I-MOeu);
  • Treccani, Dizionario biografico degli italiani, a cura di Silvia Gaddini, alla voce Andrea Luchesi;
  • A. P. Brown, Carlo d’Ordonez (1734-1786): A Thematic Catalog;
  • Ch. Burney, The present state of music in Germany, the Netherlands and the United Provinces, London 1775, p. 70, alla voce Bonn;
  • J.-B. de La Borde, Essai sur la musique ancienne et moderne, III, Paris 1780, p. 199;
  • C.G. Neefe, Nachricht von der churfürstlich-cöllnischen Hofcapelle zu Bonn, in C.F. Cramer, Magazin der Musik, I, Hamburg 1783, pp. 377-380;
  • E.L. Gerber, Historisch-Biographisches Lexikon (1812-14), Graz 1977, I, coll. 825 s.;
  • A. Henseler, A. L., der letzte Bonner Hofkapellmeister zur Zeit des jungen Beethoven, in Bonner Geschichtsblätter, I (1937), pp. 225-364;
  • N. Jers, Luchesi, A., in Rheinische Musiker, VII, a cura di D. Kämper et al., Köln 1972;
  • C. Valder-Knechtges, Die Kirchenmusik A. Luchesis (1741-1801): Studien zu Leben und Werk des letztes kurkölnischen Hofkapellmeisters, Berlin 1983;
  • C. Valder-Knechtges, Die weltlichen Werke A. Luchesis (1741-1801), in Bonner Geschichtsblätter, XXXVI (1984), pp. 79-118;
  • C. Valder-Knechtges, A. Luchesi: Verzeichnis der Instrumentalwerke, in Mitteilungen der Arbeitsgemeinschaft für rheinische Musikgeschichte, LXXVI (1989), pp. 95-105;
  • C. Valder-Knechtges, Ein Jahrhundert der Musik in Bonn, in Bonn als kurkölnische Haupt-und Residenzstadt: 1597-1794 (Geschichte der Stadt Bonn, III), a cura di D. Höroldt, Bonn 1989, pp. 471-515;
  • C. Valder-Knechtges, A. Luchesi: ein Italiener im Umkreis des jungen Beethoven, in Bonner Geschichtsblätter, XL (1990), pp. 29-56;
  • G. Taboga, A. L.: l’ora della verità, Treviso 1994;
  • R. Eitner, Quellen-Lexikon, VI, p. 235; Diz. encicl. univ. della musica e dei musicisti, Le biografie, IV, p. 510;
  • The New Grove Dict. of music and musicians (ed. 2001), XV, pp. 269-271;
  • Die Musik in Geschichte und Gegenwart (ed. 2004), Personenteil, XI, coll. 543-545. S. Gaddini;
  • M. Taboga, I Notatori di Pietro Gradenigo come fonti per la ricostruzione dell’attività musicale a Venezia a metà ‘700, tesi di laurea dell’Università degli studi di Ca’ Foscari, anno 1998/99.
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