Ho accettato di introdurre questo libro-pamphlet di Giorgio Taboga, che non solo capovolge le conclusioni ufficiali sui veri motivi della morte di Mozart, peraltro numerose, fra loro alquanto contrastanti e continuamente rimesse in questione, ma muove un inesorabile affondo contro la superficialità delle ricerche storico musicologiche sugli intoccabili compositori del Settecento, per semplice rispetto della verità. Con questa parola non s’intende la certezza circa avvenimenti forse troppo lontani nel tempo per avere sufficienti probabilità di essere riportati nella giusta luce, bensì nel caso specifico di Giorgio Taboga, lo sforzo per sbarazzare il campo dalle inesattezze, per non dire (come lui dice) menzogne, accumulatesi attraverso ormai due secoli e “ingoiate” sovente tali quali, senza ombra di dubbio e senza accenno di verifica, da tutti i biografi mozartiani, con rare eccezioni.
Secondo l’autore di questo libro, che ha dedicato la vita alla riscoperta del musicista trevigiano Andrea Luchesi, intimamente coinvolto nelle vicende umane e artistiche di Mozart, Haydn e Beethoven, il compositore del Don Giovanni avrebbe reso l’anima proprio per una questione di corna. E in un contesto sanguinoso con risvolti granguignoleschi. Una storiaccia che parte da un episodio di cronaca nera riferito dai giornali del tempo e troppo sbrigativamente accantonato dagli agiografi di Mozart.
Aggredito a bastonate, per gelosia, dal marito di una delle sue allieve, torna a casa con il cranio fracassato, entra in coma e muore. Il giorno seguente l’assassino a sua volta si uccide non senza aver completato la vendetta sfigurando la moglie infedele a rasoiate. Per non intaccare la reputazione del genio, tutto viene messo a tacere, nessun referto medico, sepoltura alla svelta in luogo che rimane segreto, in modo da impedire anche in futuro una eventuale ricognizione della salma.
E via libera alle congetture più fuorvianti e indegne, fra cui l’inverosimile accusa a Salieri di avere avvelenato un rivale pericoloso. In questa congiura del silenzio sono coinvolti personaggi eccellenti, come lo stesso imperatore Leopoldo II. Si vuole così salvare, anche agli occhi dei posteri, l’onorabilità del massimo compositore austriaco.
Tutto ciò appare incredibile, materia per un romanzo d’appendice, ma proprio per questo avvalorerebbe la preoccupazione di mascherare una verità un po’ vergognosa e scomoda da inserire nella biografia di un artista illustre come Mozart. E’ in ogni caso il teorema che Giorgio Taboga tenta di dimostrare con un cumulo di informazioni, riferimenti, confronti, dati attinti ad una bibliografia specifica sterminata, anche recentissima.
Il suo tono è forse eccessivo, le stroncature a danno degli “esperti” un po’ impietose e inoltre molte sue affermazioni e conclusioni vanno al di là dee riscontri storici, da lui tuttavia ricercati con accanimento.
Il sasso è lanciato.
presentazione di Luigi Della Croce al libro “L’assassinio di Mozart” di Giorgio Taboga

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