Ferrandini è un compositore interessante, insomma, in gran parte ancora da scoprire: un suo buon biglietto da visita è una lunga cantata «fatta per il Santo Sepolcro» attribuita falsamente a Händel nell’Ottocento (Il pianto di Maria Hwv 234). […] Per tutto ciò egli è difficilmente inquadrabile attraverso la critica stilistica, spesso inaffidabile, con lui pericolosa. Ci si può invece regolare meglio con la grafia (benché anche questa – come ogni grafia del resto – sia soggetta a sorti e cambiamenti nel progresso del tempo), dove alcuni riconoscibili caratteri restano fissati e sono più facilmente osservabili. […] Come compositore, Ferrandini a Padova ha assunto in toto il principio di mascherarsi al pubblico. Non ci risulta nulla che sia esplicitamente attribuito. Si cura, anzi, di nascondersi dietro l’anonimato: forse s’è impegnato con la corte di Monaco a non scrivere per altri (mentre ancora è salariato benché in pensione). Infatti, la musica che esplicitamente gli si attribuisce parte da Padova e finisce a Monaco e soprattutto a Dresda, nell’archivio personale dell’elettrice Maria Antonia. Opere e Cantate, la cui provenienza padovana ci viene rivelata dalla grafia del copista da cui Ferrandini si serve. Nel caso di alcune Cantate Metastasiane, probabilmente consegnate di persona a Maria Antonia nel 1772, si tratta di quello stesso amanuense che ha trascritto per Ximenes [Giuseppe Ximenes, marchese d’Aragona] le Regole per ben suonare il violino di Tartini [Giuseppe].

Paolo Cattelan, Mozart. Un mese a Venezia, Marsilio Editore, Venezia 2000, p. 155.

Immagine B&W

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