Introduzione.

L’esame personale di alcune fonti delle sinfonie di J. Haydn, presenti nella collezione dell’Archivio di Palazzo Reale a Madrid (E-Mp), ha permesso di comprendere come vi fossero degli intermediari indipendenti, anche italiani, capaci di fornire copie dei lavori attribuiti al Kapellmeister degli Esterhazy ai diversi compratori. La fonte di Hob. I:70 presente nella collezione del Palazzo Reale (E:Mp 811/627), proviene, infatti, da Roma, ed è stata copiata nella bottega del commerciante di musica Gio Batta Concetti. Anche le fonti spagnole delle sinfonie Hob. I:41, 58, 59 e 79 (E:Mp 1061/1967; 813/636; 815/645; 810/625), sembrano lecitamente provenire dalla medesima bottega. La collezione della Biblioteca Estense Universitaria di Modena (I-MOeu), conferma quanto osservato dalle fonte di Madrid. I manoscritti più antichi delle sinfonie di J. Haydn presenti nella collezione, di certa provenienza elettorale bonnense, sono copiati presso la bottega dei copisti del gruppo A, identificata da A. P. Brown [Carlo d’Ordonez (1734-1786). A Thematic Catalogue, Information Coordinators, 1978]. Detti copisti, di origine viennese, probabilmente operanti tra il 1765-1774 a Venezia, non sembrano avere alcun legame con la cappella degli Easterhazy, quindi con J. Haydn, benché siano in grado di accedere e divulgare fonti di primaria importanza.

Un altro fatto accertato accomuna le collezioni di Madrid e di Modena. L’Archivio di Palazzo Reale e quello della cappella palatina di Bonn hanno subito entrambi uno smembramento: una parte delle sinfonie di F. J. Haydn e G. Brunetti, un tempo a Madrid, sono state inviate presso la Biblioteca del Congresso di Washington (Maria del Rosario Montero García: La Musica de Franz Joseph Haydn en España: recopilacíon, catalogacíon e interpretacíon de las fuentes musicales conservadas en Madrid hasta 1833, Tesi Dottorale. Università di Granada, 2011), in data imprecisata; una parte della collezione della cappella elettorale di Bonn è stata inviata presso la Biblioteca Estense Universitaria di Modena, in data imprecisata. Questi aspetti suggeriscono un esame approfondito delle fonti sinfoniche intestate a J. Haydn, conservate nel cosiddetto “Fondo Luchesi”, presente presso la Biblioteca Estense Universitaria di Modena. In detta collezione sono conservate oggi le parti strumentali manoscritte di:

  • sei sinfonietti/ scherzando;
  • trentotto sinfonie;
  • cinque copie di sinfonie in duplo e altre versioni;
  • sei sinfonie a stampa (Parigine);
  • due sinfonie stampate ed incise (N° 39 e 40);
  • una copia della Musica Istrumentale sopra le Sette Espressioni del Nostro Redentore in Croce.

L’ultimo inventario dell’archivio elettorale, verosimilmente compilato dall’8 aprile 1785 al 1792, conosciuto come catalogo anepigrafo 53.I, giunto a Modena nel solo volume riguardante la musica strumentale, riportava alla voce J. Haydn ottantaquattro sinfonie, ovvero:

  • sei sinfonietti/ scherzando;
  • cinquantotto sinfonie;
  • sei in duplo;
  • sei ouvertures, manoscritte;
  • sei a stampa (Parigine);
  • due sinfonie stampate ed incise (N° 39 e 40);
  • una copia della Musica Istrumentale sopra le Sette Espressioni del Nostro Redentore in Croce.

L’inventario dimostra come la cappella diretta da Andrea Luchesi seguì sempre con molta attenzione la musica sinfonica, ma anche quella per quartetto (il catalogo anepigrafo 53.I riporta anche 56 quartetti), di J. Haydn. L’interesse della città di Bonn alla musica strumentale del Kapellmeister degli Esterhazy è confermata anche dall’importante collezione di sinfonie e quartetti appartenuta al consigliere von Mastiaux (dispersa), e dai lavori composti dal dilettante Ferdinan D’Anthoine (tutti dispersi), scritti nello stile di Haydn (cfr. C. G. Neefe, comunicazione al Magazin Der Musik di C. F. Cramer a Lipsia – 1783).

Il catalogo storico 53.I sembra anche evidenziare come

  • presso l’archivio elettorale non figurarono mai sinfonie di J. Haydn precedenti Hob.I: 13 a quattro corni e timpani;
  • delle fonti vendute dalla bottega di Gio Batta Concetti, a Roma, la sola anticamente presente nella raccolta della cappella di Bonn fosse una seconda versione di Hob.I: 70, comprensiva di minuetto. Per qualche ragione le sinfonie Hob.I: 41, 58, 59 e 79 non fecero mai parte della collezione della cappella palatina di Bonn.

H. C. Robbins Landon (The Symphonies of Joseph Haydn, Universal Edition, London, 1955), ha esaminato le fonti delle sinfonie di J. Haydn, cui ha dedicato l’intera Appendix I; l’approccio filologico seguito, ma anche embrionalmente codicologico, ha portato a dedicare scarsa attenzione alle fonti modenesi che, spesso, non sono state descritte approfonditamente. Nuovi studi codicologici legati alle carte bambagine veneziane e alla grafia dei copisti suggeriscono di approfondire l’analisi delle fonti modenesi, partendo proprio da quella che pare essere la prima sinfonia attribuita a J. Haydn presente nel catalogo della cappella elettorale. I risultati raggiunti sembrano in grado di invertire totalmente quelli forniti dagli strumenti cari alla filologia e portare ad una centralità delle fonti italiane che non possono evitare di mettere in discussione la stessa paternità della sinfonia.

 

La descrizione di H. C. Robbins Landon della sinfonia in re magg. Hob. I:13, presente in Appendix I, pp. 634-35.

«Hob. I:13.

Data di composizione: 1763 (autografo)

Organico: 1 fl., 2 ob., (fag.), 4 cor., (timp.), solo vcl., archi [cemb.].

Timpani aggiunti nell’autografo in una grafia sconosciuta: identica parte di timpani nella fonte di Harburg. Dato che la parte dei timpani è segnata in entrambe le fonti in C e G (i. e. trasposte) che è contraria ai comportamenti usuali di Haydn, è probabilmente non autentica. La maggior parte dei MSS più antichi, non presenta la parte di fag. trovata a Göttweig (collezione di Erzherzog Rudolf).

Fonti autentiche: (1)

  1. Autografo, EH, cat. Mus. Ms. I, No. 24; fotografia a Washington; titolo: [Sinfonia.] In Nomine Domini. Giuseppe Haydn. / 763.’ 48 pagine, 4°, 22,5 (23) X 35 (36) cm.; provenienza della carta: cartiera di Esterházy, Lockenhaus (filigrana: II, 1). Strumenti: ‘Flauto / Corni Ex D 1mo et secondo / Corni 3, 4to / oboe 1mo / 2do/ Violino 1mo / 2do / Viola / Basso / [aggiunto dopo, non da Haydn:] Timpano’; 2ndo mov.: ‘Corno e Oboe, Flauto tacet’; instr.: ‘Violoncello solo’ / Violino 1mo/ 2do/ Viola / Basso’; il manoscritto presenta alla fine di ogni rigo del finale dei movimenti, alcuni abbellimenti floreali nella grafia di Haydn. Alla fine del MS.: ‘Laus Deo’.
  2.  Parti MS. di copista professionista Viennese No. 1, Gesellschaft der Musikfreunde (collezione del Kaiser) cat. XIII, 19071; a) parti di vla., vcl., fl., ob. I, II, cor. I–III & bass in carta oblunga italiana (filigrana I, 1, 7, 15); b) parti di cor. IV e dupl. vln. I & II, l’ultimo redatto da un altro copista, in carta Veneziana oblunga (filigrana: I, 18, 19); fonte di origine Viennese. Nella parte finale del vcl. c’è la curiosa scritta: ‘diese notten hat mir mein Schicksahl verschaffet[,] denn der Monsieur NB’ (qui la scritta si interrompe; ‘Monsieur’ scritto in latino, il resto in tedesco). Data del MS.: c. 1765-75 (?). No parte di timpani.
  3. Parti MS. Harburg, cat. III, 4 ½,fol. 814; carta italiana in 4° (filigrana I, 1, 4, 24); fonte di origine Viennese, c. 1770-80 (?). Con parte di timpani.
  4. Parti MS. Herzogenburg; carta di origine sconosciuta in 4°; fonte di origine locale c. 1770. Le parti per vln. I e vla., sostitutive del solo di vlc. nel 2no. mov., appaiono scritte successivamente. No parte di timpani.
  5. Parti MS. Melk; […] fonte di origine locale. Nel catalogo di Melk questo MS. è riportato con la data 1782 (la copertina della fonte è stata distrutta): questa rappresenta la data di acquisizione della fonte a Melk. ‘Clarino Primo in D’ e ‘Clarino Secondo in D’ sostituiscono cor. III e IV. No parte di timpani.
  6. Parti MS. Lambach; carta Italiana in 4° (filigrana I, 1, 5, 7); la parte originale di vln I è dispersa e la sostituta è fatta con carta di Kremsmünster; origine della fonte: Viennese (o locale? – ci sono tracce che Lambach ordinava carta Italiana da Vienna per certa sua musica); le parti di due trombe (‘Clarino’) sostituiscono cor. III e IV. No parte di timpani.
  7. Parti MS. Kremsmünster; cat H 3, 36; carta di Kremsmünster in 4° (filigrana III, 6); fonte di origine locale; le parti di due trombe sostituiscono i cor. III e IV. No parte di timpani. Tempo del minuetto: ‘Maestoso’.
  8. Parti MS. Kremsmünster; cat H 4, 43; carta di origine sconosciuta in 4° (filigrana grande fiore di giglio); fonte di origine: ? Le parti dei cor. III e IV sono omesse totalmente (il frontespizio recita: ‘2 Corni’); data del MS.: seconda metà del XVIII secolo. No parte di timpani.
  9. Parti MS. GdM (Collezione Kees?), cat XIII, 19071; carta sconosciuta in 4°; fonte Viennese; la parte di vln. I è dispersa; dupl. vln. II e basso in altra carta posteriore (filigrana: grande uomo con mazza in mano); data del MS. 3° (4°?) quarto del 18° secolo. No parte di timpani.
  10. […]
  11. Parti MS. Göttweig (collezione di Erzherzog Rudolf, la più parte presso la GdM) […]; carta Italiana in 4° (filigrana I, 1, 12, 19, 25); origine della fonte: Viennese, c. 1800 (?). No parte di timpani.

 

Fonti addizionali manoscritte: (12) Modena, (cat. D. 142, con ‘Tymp[ani]’, parte dispersa); […]; (14) Biblioteca Antoniana, Padova: collezione di 6 sinfonie, Num. 39, 22, 58, 38, 29, 13, con parti per 2 ob., 2 cor., e archi, in carta italiana (filigrana: lettere ‘WM’ e tre stelle in uno scudo coronato – cfr I, 20 [filigrana GF della cartiera di Gaudenzio Fossati]). 4toquarto del 18° secolo».

Le fonti descritte da Robbins Landon dimostrano come una parte di timpani fosse, quando H. C. Robbins Landon scrisse il proprio lavoro, presente solo presso le collezioni della Öttingen Wallersteinische Bibliothek di Harburg; quella indicata nel frontespizio della fonte presente nella collezione della biblioteca Estense Universitaria di Modena era, infatti, dispersa. RISM segnala oggi anche la presenza di una fonte con 2 corni, 2 clarini e timpani, custodita nella collezione del Landesarchiv Thüringen di Rudolstadt (D-RUI – RISM ID. no: 200044107), ma la descrizione fornita (origine locale), e la datazione indicata (1700-1799), non offrono elementi utili a una migliore comprensione. La fonte modenese, catalogata tra quelle secondarie, non è descritta né datata da Robbins Landon. Lo è invece la fonte presso la collezione della Biblioteca Antoniana di Padova, grazie alle informazioni fornite dal Prof. Jean la Rue, che l’autore correttamente riporta.

Robbins Landon segnala come i

«Timpani [siano] aggiunti nell’autografo in una grafia sconosciuta: identica parte di timpani nella fonte di Harburg. Dato che la parte dei timpani è segnata in entrambe le fonti in C e G (i. e. trasposte) che è contraria ai comportamenti usuali di Haydn, è probabilmente non autentica».

Anche il catalogo Hoboken segnala come

«la parte di timpani è aggiunta nell’autografo da una mano contemporanea, ma apparentemente diversa; detta parte manca nella maggior parte delle copie. Al contrario, ci sono spesso 2 corni e 2 trombe invece dei 4 corni».

J. Haydn scrive pertanto un autografo senza la parte di timpani che qualcuno, non l’autore, inserì solo successivamente. Detta parte, uguale a quella ritrovata nella fonte presente preso la collezione della Öttingen Wallersteinische Bibliothek di Harburg, è definita da Robbins Landon non autentica, poiché le tonalità indicate non corrisponderebbero agli usi di Haydn. Nonostante tale riflessione e, forse, con poca coerenza, proprio H. C. Robbins Landon ha indicato i timpani nella revisione della partitura da lui curata, in cui segnala anche la presenza del cembalo, mai osservato nelle fonti direttamente visionate.

 

L’approccio filologico seguito da Robbins Landon sembra avergli consigliato, coerentemente, di concentrare l’attenzione sulle fonti austriache, data la vicinanza al compositore. Seguendo tale logica e privilegiando l’esistenza dei quattro corni, la fonte più importante sembrerebbe essere quella custodita nella collezione della Gesellshaft der Musikfìreunde, definita di origine viennese; seguirebbero poi le fonti di Harburg, quelle in cui due clarini sostituiscono i corni III e IV (Herzogenburg – 1770 ca. – e Melk – 1782), e, da ultime, le fonti in cui i corni III e IV sono omessi (Lambach, le due di Kremsmünster, la seconda presso la Gesellshaft der Musikfìreunde e quella di Göttweig).

Applicando l’analisi codicologica alle fonti segnalate da Robbins Landon, integrata con i contributi di alcuni autori (D. C. Blazin, Michael Haydn and “The Haydn Tradition”. A Study of Attribuition, Chronology, and Source Transmission, Dissertation New York University, 2004), e la personale osservazione di alcune fonti (Narodní Muzeum di Praga – fondo Clam Gallas – Gesellshaft der Musikfreunde di Vienna e Estense Universitaria di Modena), si ottiene una genealogia incentrata sugli organici e, soprattutto, sulle carte utilizzate per la scrittura dei fascicoli strumentali, il cui ordine è, per certi versi, totalmente invertito.

 

 

L’analisi codicologica delle fonti della sinfonie in re magg. Hob. I:13.

La fonte alla Gesellschaft der Musikfreunde, priva della parte di timpani, è scritta dal copista viennese identificato da Robbins Landon come N°1, in carta Antonio Seguito Toscolano, prodotta nella cartiera diretta dal cartaio P. Maffizoli (AS-M – triennio 1764-67). Detta carta è associata a quella, della medesima ditta, prodotta nella cartiera diretta dai Fratelli Avanzini (AS-A – triennio 1766-69), utilizzata per scrivere i fascicoli di violino I e viola. I duplicati dei violini, ma anche il corno IV, sono scritti, invece, in carta della ditta Gaudenzio Fossati di Toscolano (GF – triennio 1770-72), sia da N°1 che da un altro copista. Nella fonte non è presente alcun duplicato della parte di basso. Dato che anche il fascicolo di corno IV e un duplicato di violino sono scritti da N°1, la fonte alla Gesellschaft der Musikfreunde è databile 1770 ca..

Carta prodotta dalla ditta Antonio Seguito di Toscolano, nella cartiera diretta da P. Maffizoli, durante il triennio 1764-66.

 

NMA X/33 Abt. 2: Catalogue of Watermarks · Pictures, Tyson 1992Wasserzeichen 9, Wien 1768.

   

 

Carta prodotta dalla ditta Antonio Seguito di Toscolano, nella cartiera diretta dai Fratelli Avanzini, durante il triennio 1766-69.

  

 

Carta prodotta dalla ditta Gaudenzio Fossati di Toscolano, durante il triennio 1770-72.

L’analisi delle carte filigranate veneziane in cui è scritta la fonte consente di affermare che, anche accettandone l’origine viennese (la Gesellschaft der Musikfreunde custodisce fonti di diversa provenienza, tra cui una copia della sinfonia Hob. I:63 Roxelane, di certa provenienza Bonnense – A-WGdM 19063), la prima fonte superstite della sinfonia Hob. I:13, in grado di essere duplicate per la vendita, sarebbe apparsa dopo il 1770.

Quanto al copista N°1, il manoscritto della sinfonia attribuita a Carlo d’Ordonez BroO ID7, presente nella collezione del Narodní Muzeum di Praga (collezione Waldstein, proveniente dal castello di Doksy – RISM ID. no: 550040291), è scritta da Copyist 1 e Copiyst 2 (entrambi appartenenti al Gruppo A), e proprio da N°1. Anche tale copista parrebbe far parte della Bottega del Gruppo A e la fonte di Hob. I:13, oggi alla Gesellschaft der Musikfreunde, potrebbe non avere alcuna origine viennese, né austriaca. Se così fosse, e paradossalmente, tra il 1765 e i primi anni ’70 non vi sarebbe alcuna fonte che possa giustificare la presenza a Vienna di intermediari in grado di divulgare le sinfonie di J. Haydn.

Grafia di Copyist 1 presente nella fonte modenese manoscritta di KimH Bb3 – I-MOeu Mus. D. 180.

Grafia di Copyist 2 presente nella fonte praghese manoscritta di BroO I:A8 – CZ-Pnm XXII E 13 (Proveniente dall’archivio di  J. Pachta).

Grafia di copista N°1 presente nella fonte praghese manoscritta di BroO I:D7 – CZ-Pnm XXXIV B 154 (Proveniente dall’archivio dei conti Waldstein di Doksy).

Robbins Landon riporta come, nel fascicolo di violoncello della sinfonia Hob. I:13, copiato in carta AS-M, il copista N°1 abbia vergato la frase sibillina «diese notten hat mir mein Schicksahl verschaffet [,] denn der Monsieur NB»; l’autore non riporta invece l’esistenza di una strana decorazione, scritta nell’ultimo pentagramma presente nel verso dell’ultima carta del fascicolo di violino primo. In questa sorta di ghirigoro, fatto per cancellare una precedente segnatura, è però intuibile una scritta, parzialmente distorta dai segni aggiunti, in cui sembra potersi ancora distinguere «D  Luc eße A».

Segnatura presente nel fascicolo di Violino I della fonte alla Gesellschaft der Musikferunde cat. XIII 19071.

La fonte presente nella collezione del Benediktinerstift Musikarchiv di Lambach (A-LA – RISM ID. no: 60300112), pur priva dei corni III, IV e dei timpani, sembra ragionevolmente precedere quella della Gesellschaft der Musikfreunde. Robbins Landon la descrive copiata in carta AS-A (non è purtroppo comprensibile quale tipo di carta AS-A sia), ma D. C. Blazin (Michael Haydn and “The Haydn Tradition”: A study of Attribution, Chronology, and Source Trasmission, Dissertation, N. York University, 2004), segnala come sia presente nella fonte anche la carta Carlo Samuelli e Compagni di Toscolano (CCS-M – triennio 1767-69)

Carta prodotta dalla ditta Carlo Samuelli e Compagni di Toscolano, nella cartiera diretta da P. Maffizoli, durante il triennio 1767-69.

Si tratta della carta prodotta nella cartiera diretta da P. Maffizoli, allorquando, dopo più di un decennio, il cartaio cessò la collaborazione con la ditta Antonio Seguito, per passare sotto le dipendenze di Carlo Samuelli. La fonte sarebbe allora databile, per lo meno, post 1767/68-73. Che la carta Antonio Seguito o la Carlo Samuelli e Compagni provenisse da Vienna, come ipotizza Robbins Landon, pare secondario rispetto a una fonte che non potrebbe avere origini viennesi poiché, come riportato, almeno fino al 1770, a Vienna non risulterebbero fonti della sinfonia. Nella fonte del Benediktinerstift Musikarchiv di Lambach, il fascicolo di violino primo, quello in cui era, probabilmente, presente il frontespizio, è disperso ed è stato sostituito con uno nuovo, non omogeneo al resto della fonte, scritto in carta di Kremsmünster.

 

La fonte presente nella collezione della Öttingen Wallersteinische Bibliothek di Harburg (D-HR – RISM ID. no: 430024384, datata 1770 ca.), contempla una parte di timpani, identica a quella aggiunta all’autografo J. Haydn. Robbins Landon la descrive come scritta in carta Pietro Samuelli REAL; la presenza in filigrana della parola REAL (indicativa della qualità e dimensione del foglio), assicura come la fonte sia posteriore al 1774. Il 28 novembre 1774, infatti, fu emanato il 7° proclama dei V Savi alla Mercanzia ed Inquisitore alla carta che sancì l’obbligò d’iscrizione nel foglio del genere della carta in filigrana (Archivio di Stato di Venezia –ASV – busta Inquisitore alle Arti – IA 23). La presenza di una parte di timpani potrebbe, in assenza di altre fonti, far ipotizzare come la cappella di Harburg abbia ricevuto una copia della sinfonia tratta dall’autografo di Haydn e come si sia optato per copiare anche i timpani non originali.   

 

La fonte presente nella collezione dell’Augustiner Chorherrenstift Bibliothek und Musikarchiv di Herzogenburg (A-H), ha, secondo Robbins Landon, delle parti di violino e viola, sostitutive del solo di violoncello nel secondo movimento, che possono essere il risultato del lavoro del Kapellmeister locale. La fonte, priva di timpani, sarebbe scritta in carta sconosciuta e di origine locale. La datazione proposta è 1770 ca.. Anche questa fonte potrebbe essere stata tratta da un originale che potrebbe avere origini non viennesi.

 

Le due fonti presenti nella collezione del Benediktinerstift Musikarchiv di Kremsmünster (A-KR – RISM ID. no: 600172941-2), sono, verosimilmente, una la copia dell’altra. La prima (H 3/36), con due clarini al posto dei corni III e IV è datata 1775 ca.; la seconda (H 4/43), che RISM segnala «identisch mit Manuskript H 3/36», indicata solo con 2 corni, e datata 1780 ca.. 

 

Una fonte di Hob. I: 13 , non descritta da Robbins Landon, è presente nel fondo proveniente dal castello di Frydlant, dei conti Clam Gallas, oggi nella collezione del Narodní Muzeumdi Praga (CZ-Pnm – RISM ID. no: 551007215). La fonte, con quattro corni, è scritta da un unico copista su diversi tipi di carta Antonio Seguito Toscolano, fabbricata nella cartiera diretta da Fratelli Avanzini (AS-A prodotta nei trienni 1763-65, 1766-68, 1769-71 e 1772-74).

Carta prodotta dalla ditta Antonio Seguito di Toscolano, nella cartiera diretta dai Fratelli Avanzini, durante il triennio 1763-65 (Nel link alla Univerität für Musik und Darstellende Kunst in Wien la filigrana utilizzata nel triennio 1763-65 è segnalata come gemella di quella riferibile al triennio 1769-71).

  

Carta prodotta dalla ditta Antonio Seguito di Toscolano, nella cartiera diretta dai Fratelli Avanzini, durante il triennio 1766-69.

Carta prodotta dalla ditta Antonio Seguito di Toscolano, nella cartiera diretta dai Fratelli Avanzini, durante il triennio 1769-71.

  

Carta prodotta dalla ditta Antonio Seguito di Toscolano, nella cartiera diretta dai Fratelli Avanzini, durante il triennio 1772-74 (RISM ID. no: 551007215).

La presenza dell’ultima carta prodotta dalla ditta prima del fallimento, intervenuto nel 1775, rende la copia databile 1772 ca.. La fonte è copiata interamente da quello che P. Bryan identifica come Copyist no. 2, autore di molti manoscritti presenti nella medesima collezione attribuiti a J. K. Vanhal (BryV Eb2) ma anche A. Filz, F. L. Gassmann, J. A. Hasse, L. Hofmann, N. Piccinni, J. Stamitz. La fonte praghese della sinfonia Hob. I: 13 sembrerebbe precedere quelle di alcuni archivi austriaci e tedeschi.

 

Sulla base degli elementi codicologici (carte filigranate veneziane e grafie dei copisti), la genealogia delle fonti sembrerebbe essere:

  1. Benediktinerstift Musikarchiv di Lambach, 2 corni, no timpani, con parte originale di violino I dispersa e sostituita da un nuovo fascicolo in carta di Kremsmünster, di origine ignota, databile post 1768;
  2. Gesellschaf der Musikfruende (la cui provenienza non è chiara, ma legata verosimilmente alla bottega dei copisti del Gruppo A), 4 corni, no timpani, databile 1770 ca.;
  3. Augustiner Chorherrenstift Bibliothek und Musikarchiv di Herzogenburg, ? corni, no timpani, di origine ignota, databile 1770 ca.;
  4. Narodní Muzeum di Praga, collezione Clam Gallas, 4 corni, no timpani, di origine presumibilmente viennese, databile 1772 ca.;
  5. Benediktinerstift Musikarchiv di Kremsmünster, 2 corni, 2 clarini, no timpani, di origine presumibilmente viennese, databile 1775 ca.;
  6. Öttingen Wallersteinische Bibliothek di Harburg, 4 corni, timpani, datata 1770 ca., di origine forse Esterháza/ Eisenstadt, sicuramente databile post 1774;
  7. Benediktinerstift Musikarchiv di Kremsmünster, 2 corni, no timpani, di origine presumibilmente viennese, databile 1780 ca.;
  8. Benediktinerstift Musikarchiv di Melk, 2 corni, 2 clarini, no timpani, segnata 1782 (data di acquisizione?), di origine presumibilmente viennese;
  9. – altre fonti.

 

 

La fonte della sinfonia Hob. I:13 presente nella collezione della Biblioteca Estense Universitaria di Modena

Il manoscritto custodito presso la Biblioteca Estense Universitaria, catalogato Mus. D. 142, presenta un frontespizio in grafia del copista R:Z:.

Frontespizio della sinfonia Hob. I:13 scritto da Copista R:Z:.

In esso sono indicati sia i 4 corni che i timpani. Una segnatura successiva, «Infet Corno I°, 3 et 4», informa come siano da considerare disperse le parti dei corni I, III e IV; F. Bugani (Musica e Teatro in un archivio di Frammenti del Sette e Ottocento, in Quaderni Estensi I – 2009/0), segnala correttamente come la fonte sia mutila, non solo della parte di timpani, corno I, III e IV, ma anche di quelle di flauto concerto e oboe II. Le parti strumentali superstiti sono copiate in carte veneziane delle ditte Antonio Seguito Toscolano (AS-M, triennio 1764-66), e Fratelli Andriolo e Compagni (FCA, triennio 1764-66 o precedente). Il primo bifolio del fascicolo di basso (fasc. 1, cc. 1 e 5), è scritto in carta, disomogenea ai restanti 2 bifoli (AS-M), in cui l’unica filigrana visibile sono le tre lune (selenometria 77/17 mm). Un secondo fascicolo di basso (fasc. 9 cc. 36-40), posteriore, è scritto in carta della ditta Valentino Galvani di Pordenone (VG, triennio 1770-72).

Carta prodotta dalla ditta Valentino Galvani di Toscolano, durante il triennio 1770-72.

La fonte è sicuramente copiata dai copisti della Bottega del Gruppo A:

  • Copyist 1 scrive i fascicoli di oboe I, corno II, e i due bifoli interni della parte di basso;
  • Copyist 2 scrive i fascicoli di violino I, II, e violoncello obbligato;
  • un copista non identificato scrive i duplicati dei violini;
  • un altro copista non identificato scrive il duplicato del basso;
  • F:Z: scrive il frontespizio e riscrive la musica nel primo bifolio del fascicolo di basso.

Musica copiata da F:Z:, c. 1v, e da Copyist 1, c. 2r, nel fascicolo originale di basso.

Grazie al contributo di F. Bugani, la fonte è da integrare con I-MOeu Framm. 17 (fascicoli di corno I, III e IV, traverso concerto, timpano), e con Framm. 20 (fascicolo di oboe II). Dette parti strumentali, scritte tutte in carta Antonio seguito di Toscolano (AS-M, triennio 1764-66), sono opera di

  • Copyist 1 scrive i fascicoli di oboe II, corno I, III, IV e tympano;
  • Copyist 2 scrive il fascicolo di traverso concerto;

Parte di Tÿmpani copiata da Copyist 1, del primo Movimento All. Molto.

Parte di Traverso Concerto, cc. 1r., e primo Movimento All. Molto, cc. 1v. copiata da Copyist 2.

Il nucleo originale delle parti strumentali è pertanto interamente scritto in carta Antonio Seguito (AS-M), associata a 2 bifoli di carta Fratelli Andriolo e Compagni (FCA), e a un solo bifolio in carta non identificata, quello utilizzato da F:Z: per riscrivere musica e frontespizio nel fascicolo originale di basso. L’analisi codicologica della fonte, in base alle carte veneziane del nucleo originale, suggerisce una datazione 1764-1769.

Si tratta, indubbiamente, della fonte più antica della sinfonia che dimostra come i timpani siano sempre stati inseriti nell’organico dal vero compositore. L’autografo di J. Haydn, privo proprio dei timpani, aggiunti in seguito in grafia diversa, definiti da Robbins Landon non autentici, non pare poter essere il vero autografo della sinfonia Hob. I:13. La fonte oggi alla Biblioteca Estense Universitaria pare essere la prima tratta dall’originale. V’è poi da notare come negli archivi della cappella degli Esterhazy manchino anche delle parti strumentali, forse disperse negli incendi, che possano testimoniare o rendere plausibile l’esecuzione della sinfonia. Allo stato delle cose negli archivi collegati a J. Haydn esiste solamente una partitura autografa, originariamente incompleta, e una mera ipotesi che esistessero delle parti orchestrali. 

La cronologia delle fonti fornita dall’analisi codicologica (carte filigranate veneziane e grafie dei copisti), sembra ragionevolmente essere la seguente:

  1. Biblioteca Estense Universitaria di Modena, 4 corni, timpani, copiata nella bottega dei copisti del gruppo A, con frontespizio alterato (1771 ca.), sostituito in grafia di R:Z:, databile 1764-69;
  2. Benediktinerstift Musikarchiv di Lambach, 2 corni, no timpani, con parte originale di violino I dispersa e sostituita da un nuovo fascicolo in carta di Kremsmünster, di origine ignota (?), databile post 1768;
  3. Gesellschaf der Musikfruende (la cui provenienza non è chiara, ma legata presumibilmente alla bottega dei copisti del Gruppo A), 4 corni, no timpani, databile 1770 ca.;
  4. Augustiner Chorherrenstift Bibliothek und Musikarchiv di Herzogenburg, ? corni, no timpani, di origine ignota, databile 1770 ca.;
  5. Narodní Muzeum di Praga, 4 corni, no timpani, di origine presumibilmente viennese, databile 1772 ca.;
  6. Benediktinerstift Musikarchiv di Kremsmünster, 2 corni, 2 clarini, no timpani, databile 1775 ca.;
  7. Öttingen Wallersteinische Bibliothek di Harburg, 4 corni, timpani, datata 1770 ca., di origine presumibilmente bonnense, sicuramente databile post 1774;
  8. Benediktinerstift Musikarchiv di Kremsmünster, 2 corni, no timpani, di origine presumibilmente viennese, databile 1780 ca.;
  9. Benediktinerstift Musikarchiv di Melk, 2 corni, 2 clarini, no timpani, di origine presumibilmente viennese, segnata 1782 (data di acquisizione?).

Detta cronologia, che non contempla l’autografo di Haydn, tratto forse da un’originale in parti separate senza la parte dei timpani, assume come la più antica fonte della sinfonia in re magg., intestata a J. Haydn, fosse presente presso la cappella diretta da Andrea Luchesi. Una nuova analisi filologica e musicologica, che prenda spunto dalla cronologia evidenziata, potrebbe sicuramente fornire elementi utili e migliorare la comprensione della diffusione delle fonti della sinfonia nei diversi archivi. Pare comunque lecito ritenere che, la fonte presso la collezione della Öttingen Wallersteinische Bibliothek di Harburg, non possa provenire che dall’antica fonte bonnense o dall’originale (una partitura?), al momento disperso, da cui anche questa fu tratta.

Il primo bifolio sostituito nel fascicolo originale di basso della sinfonia Hob. I:13, scritto attorno al 1771, pare suggerire come in quegli anni si dovette intervenire sul manoscritto per un motivo forte, tanto da lasciare tracce concrete dell’alterazione. Non sembra possibile pensare all’usura o alla casualità poiché sicuramente tracce di un intervento analogo si notano anche sulle fonti di:

  • Hob. I: 22 (I-MOeu Mus. D. 145), coeva a quella di Hob. I:13, copiata sempre nella bottega del gruppo A, dai medesimi copisti e con le stesse carte;
  • Hob. I:31 (I-MOeu Mus. D. 143), copiata sempre nella bottega del gruppo A, dai medesimi copisti e con le stesse carte;
  • KimH Bb2 (I-MOeu Mus. D. 179), con frontespizio scritto sulla parte di basso, copiato da altra mano;
  • KimH Eb1 (I-MOeu Mus. D. 179), con frontespizio scritto su nuovo fascicolo di basso, scritto in carta Vicenzo Vicario di Toscolano (W, triennio 1770-72), e la creazione di un duplicato di basso coevo, scritto in carta Valentino Galvani di Pordenone (VG, triennio 1770-72);

L’analisi delle carte filigranate veneziane palesa come dette fonti, attorno al 1771, furono alterate; il copista R:Z: asportò il primo bifolio del basso, riscrisse il frontespizio e fu costretto a riscrivere anche la musica eliminate, o scrisse un nuovo frontespizio, non coevo al resto delle parti. Tali fonti, riferibili sicuramente agli anni ’60, alterate attorno al 1771, giunsero in seguito tutte a Bonn.

Presso la Biblioteca Estense Universitaria sono custodite altre fonti che parrebbero in grado di confermare, attorno al 1771, la necessità di interventi sulle parti strumentali manoscritte delle composizioni attribuite a J. Haydn e altri autori.

Le fonti dei 6 Scherzando Hob. II.33-38 (versione  in cui Hob. II:37 è in tonalità di do magg. – non in re magg. – presente solo nelle collezioni del Benediktinerstift Musikarchiv di Lambach, Göttweig e Seitenstetten), catalogate Mus. F.552, sono scritte interamente dal copista F:Z:. Si tratta di parti strumentali in carta Faustin Calcinardi di Toscolano, fabbricata nella cartiera diretta dal cartaio Calappi (FC-C, triennio 1767-69), ma anche in carta austriaca (?), con filigrana rappresentante un aquila e una A. Nel frontespizio del sinfonietto in re magg., sono presenti le segnature, «Coll.» e «Suma 52 : 50 f», interpretabili come «Collezione» e «50 fogli». Poiché l’insieme delle parti orchestrali assomma proprio a 50 fogli, ma non sono indicati con il sostantivo Bögen, bensì con la sola lettera «f», dette segnature fanno pensare a una provenienza italiana. Nella fonte è presente anche un’unica parte di basso del sinfonietto in re magg., scritta in carta Antonio Seguito prodotta da P. Maffizoli (AS-M, triennio 1764-66). Pare lecito pensare che sia ciò che rimane di una fonte precedente, sostituita attorno agli anni 1770-71 da quelle interamente scritte da R:Z:

Dall’Italia, sicuramente da Venezia, provengono poi le fonti modenesi dei quartetti Hob. III:19-24 e 25-30, catalogate come Mus. F.550 e Mus. F.549; sono fascicoli strumentali copiati sicuramente da un copista veneziano, la cui grafia si ritrova nelle fonti delle sinfonie di Andrea Luchesi in sie in mimagg., portate a Dresda da J. G. Naumann, al più tardi nel 1768. Il copista veneziano fu sicuramente in contatto diretto con Luchesi poiché le parti strumentali di dette sinfonie furono corrette e autografate proprio dal compositore veneziano. Le fonti veneziane dei quartetti Hob. III:19-24, 25-30, sono però leggermente posteriori ad altre due fonti, anch’esse presenti nella Biblioteca Estense Universitaria, catalogate come Mus. D. 159 e Mus. D. 161. Si tratta dei fascicoli strumentali dei quartetti III:19-25 e del solo quartetto superstite III:29. Nel fascicolo di basso di quest’ultimo sono presenti le iniziali del copista autore della copia, «F:H:», la cui grafia si ritrova anche nelle fonti dei quartetti III:19-25. Nel quartetto III:29 vi sono alcune correzioni che sembrano ragionevolmente essere in grafia di Andrea Luchesi. Sia le fonti veneziane che quelle copiate da F:H:, giunsero a Bonn. Sembra lecito ritenere che proprio la grafia di Luchesi abbia indotto il musicista, prima della partenza per Bonn (1771), a far duplicare i quartetti dal copista veneziano, per eliminare delle tracce compromettenti quali la sua grafia nelle fonti dei quartetti di J. Haydn.

Le considerazioni esposte spingono a ritenere che, prima della fine del 1771, le fonti delle sinfonie e dei quartetti di J. Haydn, ma anche di alcune sinfonie intestate a L. Hofmann, siano state controllate e alterate al fine di eliminare informazioni pericolose (rese irrecuperabili). La provenienza di dette fonti, ragionevolmente legate ad Andrea Luchesi, sembra essere lecitamente non austriaca. La fonte della sinfonia in re magg. sembra invece indicare come la Bottega dei copisti del Gruppo A sia sita a Venezia.

 

La paternità della fonte modenese della sinfonia Hob. I:13.

La fonte più antica e completa della sinfonia in re maggiore, conosciuta come Hob. I:13, proviene proprio dall’archivio della cappella diretta, fino allo scioglimento, da Andrea Luchesi. La fonte sembra lecitamente esservi giunta, prima della fine del 1771, dopo che il frontespizio originale, scritto da Copyist 1, fu sostituito. Nel nuovo frontespizio scritto da F:Z: è però visibile un’unica segnatura, la cifra 43 segnata a lapis rosso, ripassata in inchiostro nero, che corrisponde al numero di catena del Catalogo 53.I. Non v’è, invece, alcuna segnatura (numeri neri a inchiostro), capace di rimandare alla collezione del principe Massimiliano Federico di Königsegg Rothenfels, descritta in un gruppo di 19 sinfonie attribuite a Haÿdn o Heÿde, presenti nel regesto notarile stilato da C. G. Neefe e dal notaio di corte Fries (1784).

Sinfonie identificate come appartenenti al gruppo intestato a Haydn e Heÿde nel regesto Neefe-Fries:

Regesto Neefe/ FriesCat. Hob.I:Cat. P. Lodidate comp.
Nro 21
Nro 2274Mus. D.1371780
Nro 2350Mus. D.1381773
Nro 2448Mus. D.1391772-73
Nro 2575Mus. D.1311780
Nro 2657Mus. D.136, F.551/61774
Nro 27
Nro 28
Nro 2962Mus. D.157, D6431780
Nro 3071Mus. D.156, framm.36 321779-80
Nro 31C8Mus. D.149
Nro 3254Mus. F.551/71774
Nro 3353 vers. cMus. D.6571779-80
Nro 3463Mus. E.642, framm.1, 3, 50 421777-80
Nro 3570Mus. D.1471779
Nro 36
Nro 3768Mus. D.6571778
Nro 3860Mus. D.658, framm.102 721774-75
Nro 3945framm.1613; 24 211772

Delle 19 sinfonie riportate nel regesto, 15 sono oggi identificabili tramite i numeri neri segnati a inchiostro nei frontespizi. Poiché le corrispondenze individuate riguardano sinfonie tutte posteriori al 1772, e dato che la segnatura riferibile al regesto notarile non è presente nel frontespizio, Hob. I:13 non sembra aver mai fatto parte della collezione del principe Massimiliano Federico di Königsegg Rothenfels. D’altro canto, il regesto notarile assicura come alla menzionata collezione non appartennero mai neanche le fonti, oggi alla Biblioteca Estense Universitaria, di:

  • 6 scherzando Hob. II:33-38;
  • quartetti Hob. III:1, 3, 6, 19-24, 25-30 e 32;
  • 6 divertimenti WeiV 5a intestati a J. K. Vanhal;
  • sinfonie, sicuramente ante 1785, intestate a Carlo d’Ordonez;
  • sinfonie, sicuramente ante 1785, intestate a L. Hofmann;
  • sinfonie, sicuramente ante 1785, intestate a J. C. Bach;
  • sinfonie, sicuramente ante 1785, intestate a T. Huber;
  • sinfonie, sicuramente ante 1785, intestate a A. Miça;
  • sinfonie, sicuramente ante 1785, intestate a V. Pichl;
  • sinfonie, sicuramente ante 1785, intestate a I. Pleyel;
  • sinfonie, sicuramente ante 1785, intestate a J. G. Naumann;
  • sinfonie, sicuramente ante 1785, intestate a J. M. Kraus;
  • sinfonie, sicuramente ante 1785, intestate a W. A. Mozart.

Dette fonti, di cui una parte consistente risale agli anni 1760-75, confluirono nel fondo della cappella di Bonn solo nel 1785, come certificano le uniche segnature presenti, ovvero, i numeri di catena del catalogo storico 53.I, segnati a lapis rosso. Se il regesto porta a escludere l’appartenenza di questa collezione a Massimiliano Francesco di Königsegg Rothenfels, il buon senso sembra escludere che fosse di proprietà del successore, Massimiliano Francesco d’Asburgo. Quando le fonti modenesi di Hob. I:13, 22, 31, quelle dei quartetti di Haydn, delle sinfonie di L. Hofmann, dei quartetti di J. K. Vanhal,  giunsero lecitamente a Bonn, Massimiliano Francesco aveva 15 anni e non vi sono tracce di un suo legame con la cappella di Bonn in quegli anni. Le composizioni confluite nel catalogo storico 53.I (1785-1792), sembrano costituire una collezione appartenuta a una terza persona che, nel 1771, giunse a Bonn con la copia manipolata della sinfonia in re magg., con 4 corni e timpani, attribuita a J. Haydn. 

 

 

Conclusioni: la probabile storia della fonte modenese della sinfonia in re magg. con quattro corni e timpani.

La storia della fonte modenese della sinfonia conosciuta come Hob. I:13, sembra così riassumibile.

Copiata tra il 1765-69 nella bottega dei copisti del gruppo A, presso cui il vero compositore aveva depositato l’originale con timpani, nel 1771 ca. subì l’asportazione del primo bifolio che indusse alla scrittura di un nuovo frontespizio con attribuzione a Haydn e alla riscrittura della musica mancante.

Giunta a Bonn alla fine del 1771, durante la reggenza di Massimiliano Federico di Königsegg Rothenfels la fonte non fu mai inventariata né fu mai ceduta al principe.

Nel 1785, quando Massimiliano Francesco d’Asburgo fu nominato nuovo arcivescovo del principato di Colonia e Bonn, la fonte fu catalogata tra la musica strumentale presente in cappella (numero di catena 43), dove rimase fino alla prima minaccia d’invasione del principato (1792), quando il principe lasciò la città portando con sé l’archivio musicale.

Nell’aprile del 1794, principe e archivio rientrarono in città ma, una nuova avanzata dell’esercito francese, indusse Massimiliano Francesco d’Asburgo, nell’autunno, a lasciare definitivamente il principato. Nel 1801 il principe morì in esilio e l’archivio della cappella andò in successione. Nel 19° secolo una parte consistente dell’archivio, tra cui quella risalente agli anni ’60, fu inviata agli Asburgo d’Este e la fonte di Hob. I:13 ritornò in Italia in quello che oggi è conosciuto come Fondo Luchesi.

Che la fonte modenese della sinfonia in re maggiore sia stata composta da Andrea Luchesi, ma ceduta agli Esterhazy perché la intestassero al loro Kapellmeister, pare non solo sostenibile, ma, allo stato delle cose, molto probabile. La segnatura semi-cancellata nella fonte oggi alla Gesellschaft der Musikfreunde potrebbe allora ragionevolmente essere interpretata come «Del Luchese A» e, la scritta misteriosa, vergata da N°1, potrebbe essere riferita al nuovo «Destino» per chi fosse entrato al servizio di un’organizzazione segreta, volta alla compravendita di musica con diritto di intestazione. La medesima storia della fonte veneziana di Hob. I:13 sarebbe poi riferibile alle fonti modenesi delle sinfonie Hob. I:22 e 31 e, in generale, a tutte le fonti copiate nella bottega dei copisti del Gruppo A giunte a Bonn, verosimilmente da Venezia, e ritornate in Italia nel 19° secolo, a Modena. La bottega dei copisti del Gruppo A sarebbe allora ubicabile a Venezia da dove, tra il 1765 e il 1770, ma probabilmente fino al 1774 ca., copiò le fonti dei lavori di Luchesi e di altri maestri italiani, solo intestati a J. Haydn e agli altri musicisti della Wiener Klassik.

Immagine: ritratto di J. Haydn.

 

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